Tralandia: il mondo attraverso gli occhi di un adolescente
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Hookware, il pirata del software

Per Hookware l’obiettivo non era ottenere risultati dai dati bensì ottenere dati da altri dati.

Siccome non gli era dato dare ai dati conformazioni ordinate, il pirata del software (da qui Hookware) era in breve tempo divenuto, oltre che un piranha dei programmi, un sadomaso dei files.

Nessun moto di stupore venne naturale agli astanti mentre un tecnico verificava che il disco rigido del suo computer era diventato morbido ed aveva iniziato a vivere di vita propria.

Da cosa fosse animato era una spiegazione che esulava dalle capacità del tecnico… ma non dalle mie!

Nella confusione generale nessuno, tranne me, si era accorto di quella pur piccola ma ferocissima bocca costellata di denti storti ed aguzzi che ghignava nascosta vicino alla testina numero tre ed io, nello scorgerla cominciai ad avere, tristemente chiara, l’oscura visione del futuro che attendeva Hookware nei giorni a venire.

Il virus si era ormai manifestato chiaramente ma Hookware non voleva accettare una realtà tanto crudele e si ostinava ad stipare numeri e lettere fra i meandri più reconditi del programma che giorno dopo giorno si presentava più ingozzato, lento ed irrazionale.

Quando un errore si presentava Hookware tentava di rimediare sempre allo stesso modo: pigiava files e files nel suo grande tritadati e, con dipinta sul volto l’espressione dell’autolesionismo, ruotava vigorosamente la manovella.

I risultati di queste operazioni, oltre che totalmente imprevedibili, diventavano vieppiù dannosi man mano che i dati, ormai esaustivamente triti, tritati ritriti e ritritati se ne uscivano insulsamente dalle stampanti sotto forma di simboli insignificanti.

Ogni volta che Hookware metteva in funzione il tritadati scatenava nel programma una reazione a catena che aveva come unico punto fermo il peggioramento di quanto già precedentemente rovinato; monitors stupiti tracciavano schemi di numeri via via meno affidabili, frammentari, disordinati ed irrimediabilmente inutili.

Terrorizzato dall’incubo di perdere il suo amato macinatore, diventato per lui ormai unica ragione di vita, Hookware tentava in tutti i modi di salvare quel poco che era rimasto sano ma il virus risiedeva ormai dappertutto.

Files apparentemente sani davano a Hookware l’illusione della pace lasciandogli inserire qualche migliaio di informazioni ma dopo pochi giorni tutto il nuovo lavoro sprofondava nel pozzo della confusione rendendo Hookware, ormai ribattezzato Guerriero del Caos, sempre più furibondo.

Il suo ultimo giorno non fu vittorioso ma per contro la sconfitta fu tutt’altro che onorevole.

Aveva voluto esagerare cacciando nel tritadati tutti quei numeri: al primo giro di manovella il computer dapprima scricchiolò poi esplose in un boato cosmico che scagliò lettere e numeri ogni dove e come unica conseguenza positiva mise la parola fine alla pirateria di Hookware ed al suo pericolosissimo parto.