Tralandia: il mondo attraverso gli occhi di un adolescente
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Lonely Jones e lo Sceriffo Hard

L.J. non assomigliava ne a Tex ne tantomeno a John Wayne. Era piuttosto una caricatura di Cico l’inseparabile compagno di Zagor.

A differenza di Cico foto porno però non diceva caramba y carambita ma solo orribili bestemmie.

Sta di fatto, comunque, che dopo aver ucciso in duello Tex, Zagor, ed anche John Wayne (quest’ultimo guarda caso ad Hollywood) L.J. si reco’ a Houston per rapinare il garzone del drugstore di suo zio, una delle persone più abbienti del Texas.

Alle due del mattino L.J. si appostò davanti al negozio dello zio attendendo con pazienza le otto, orario in cui il garzone si presentava al lavoro, ma redtube quando furono le quattro del pomeriggio ed il negozio non aveva ancora aperto, nell’animo del rapinatore si fece strada un leggerissimo dubbio: ” che oggi non lavorino? ”

Cerco’ a questo punto di ricordarsi i giorni della settimana nella giusta sequenza: dunque vediamo, lunedì giovedì martedì domenica mercoledì e sabato.

No, non sono cosi pensò e, tentando di correggersi, ripetè la sequenza: lunedì martedì mercoledì giovedì ottobre sabato e dicembre.

Che stupido si disse, oggi è dicembre e come tutte le settimane nessuno lavora!

Sconsolato tentò di muoversi ma essendo rimasto quattordici ore appollaiato su una finestra della chiesa, il salto che l’avrebbe fatto balzare in sella al suo megasesso cavallo non gli riuscì perfettamente e L.J. andò a sbattere in pieno coi testicoli su di un abbeveratoio mentre il cavallo, spaventato dal botto, scivolava su una merda di cane e gli cadeva addosso.

Lo sceriffo Hard ed i suoi vice tentarono per tre giorni di disincastrarlo dall’abbeveratoio, poi, visti gli scarsi risultati, decisero di impiccarlo cosi’ come stava.

Scardinarono la vasca, con bandito e cavallo incastrati al suo interno e rinchiusero il tutto in una prigione in attesa dell’esecuzione.

Il mattino seguente video xxx caricarono L.J. l’abbeveratoio ed il cavallo su di un carro ed il corteo si avviò verso la forca.

La fortuna, evidentemente, stava in quel momento dalla parte del fuorilegge che, vistosi perduto, tentò il tutto per tutto tirando uno scorreggione che assomigliava più ad un cataclisma che ad un terremoto.

Il boato ebbe delle conseguenze disastrose:

l’abbeveratoio esplose come una mina uccidendo gli sgherri dello sceriffo, la forca cadde a pezzi e la croce precipito’ dal campanile della chiesa sull’orfanatrofio facendo una strage di fanciulli.

A parte ciò però L.J. era nuovamente libero: estrasse le sue Colt ed uccise i pochi superstiti trasformando Houston in una città fantasma.

L’unico sopravvissuto, all’insaputa di L.J., era proprio lo sceriffo Hard che se l’era cavata con dodici pallottole nel cranio, restando naturalmente un po’ rincoglionito ma indenne. (garantito dalla centrale del latte)

Quella sera L.J. decise di festeggiare la sua grande impresa: si infilò in un bordello di El Paso, si ubriacò ben bene ed agganciò la sboldra più repellente del Mexico per soddisfare le sue sordide tendenze.

Appena in camera L.J., troppo ubriaco, cadde in un sonno letargico senza concludere assolutamente nulla.

Non ostante ciò avvenne ugualmente: prese la sifilide ed anche la blenorragia.

Al suo risveglio, dopo due settimane, si rese conto dell’accaduto, e fra sè e sè pensò: eh si, ora sarà peggio di prima, quando avevo solo lo scolo.

Si allacciò il cinturone, scese nel salotto del bordello, sterminò tutte le bagasce ed uscì: Era mezzogiorno.

Mancò poco che non gli venisse un colpo quando davanti a lui vide lo sceriffo Hard, con la fronte che pareva un colabrodo, ad aspettarlo.

I due si fronteggiarono per attimi che agli spettatori parvero eterni.

Hard fu il primo a mettere mano alla Colt, poi un susseguirsi di spari.

Vennero colpiti tutti tranne il fuorilegge e lo sceriffo che distavano fra loro meno di venti centimetri.

Fortunatamente le loro pistole erano ora scariche e si dovevano affrontare con altre armi.

L.J. estrasse il pisello e cominciò a rincorrere Hard urlando: ho lo scolo la sifilide ed anche la blenorragia.

Hard nel correre inciampò, cadde e fu perduto: L.J. gli fu addosso e lo sfiorò.

Morirono tre anni dopo in un nosocomio di Wilmington (DE) … di scolo.

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Hookware, il pirata del software

Per Hookware l’obiettivo non era ottenere risultati dai dati bensì ottenere dati da altri dati.

Siccome non gli era dato dare ai dati conformazioni ordinate, il pirata del software (da qui Hookware) era in breve tempo divenuto, oltre che un piranha dei programmi, un sadomaso dei files.

Nessun moto di stupore venne naturale agli astanti mentre un tecnico verificava che il disco rigido del suo computer era diventato morbido ed aveva iniziato a vivere di vita propria.

Da cosa fosse animato era una spiegazione che esulava dalle capacità del tecnico… ma non dalle mie!

Nella confusione generale nessuno, tranne me, si era accorto di quella pur piccola ma ferocissima bocca costellata di denti storti ed aguzzi che ghignava nascosta vicino alla testina numero tre ed io, nello scorgerla cominciai ad avere, tristemente chiara, l’oscura visione del futuro che attendeva Hookware nei giorni a venire.

Il virus si era ormai manifestato chiaramente ma Hookware non voleva accettare una realtà tanto crudele e si ostinava ad stipare numeri e lettere fra i meandri più reconditi del programma che giorno dopo giorno si presentava più ingozzato, lento ed irrazionale.

Quando un errore si presentava Hookware tentava di rimediare sempre allo stesso modo: pigiava files e files nel suo grande tritadati e, con dipinta sul volto l’espressione dell’autolesionismo, ruotava vigorosamente la manovella.

I risultati di queste operazioni, oltre che totalmente imprevedibili, diventavano vieppiù dannosi man mano che i dati, ormai esaustivamente triti, tritati ritriti e ritritati se ne uscivano insulsamente dalle stampanti sotto forma di simboli insignificanti.

Ogni volta che Hookware metteva in funzione il tritadati scatenava nel programma una reazione a catena che aveva come unico punto fermo il peggioramento di quanto già precedentemente rovinato; monitors stupiti tracciavano schemi di numeri via via meno affidabili, frammentari, disordinati ed irrimediabilmente inutili.

Terrorizzato dall’incubo di perdere il suo amato macinatore, diventato per lui ormai unica ragione di vita, Hookware tentava in tutti i modi di salvare quel poco che era rimasto sano ma il virus risiedeva ormai dappertutto.

Files apparentemente sani davano a Hookware l’illusione della pace lasciandogli inserire qualche migliaio di informazioni ma dopo pochi giorni tutto il nuovo lavoro sprofondava nel pozzo della confusione rendendo Hookware, ormai ribattezzato Guerriero del Caos, sempre più furibondo.

Il suo ultimo giorno non fu vittorioso ma per contro la sconfitta fu tutt’altro che onorevole.

Aveva voluto esagerare cacciando nel tritadati tutti quei numeri: al primo giro di manovella il computer dapprima scricchiolò poi esplose in un boato cosmico che scagliò lettere e numeri ogni dove e come unica conseguenza positiva mise la parola fine alla pirateria di Hookware ed al suo pericolosissimo parto.